Signor Giudice dell'udienza preliminare, la Procura deve trarre le sue conclusioni, a questa udienza, in relazione ad un delitto la cui gravità ed efferatezza è ben testimoniata dallo straordinario interesse che questo tragico episodio ha suscitato, possiamo dire, nel mondo intero.
Si è parlato di "delitto globale”, per alludere ad una vicenda che ha coinvolto emotivamente l'opinione pubblica nazionale ed internazionale, specie, in quest'ultimo caso, in quest'ultimo aggettivo (internazionale), quelle dei paesi di lingua anglosassone a cui apparteneva la vittima, la giovane Kercher Meredith Susana Cara e appartiene l'imputata Amanda Knox.
È una vicenda giudiziaria che si è svolta e continua ad esserlo, sotto i riflettori mediatici di mezzo mondo, con tutti i problemi che questo ha comportato.
Glì organi d'informazione esercitano un'attività fondamentale e imprescindibile in un ordinamento democratico. Debbo dire che, salve alcune eccezioni, gli stessi, sia italiani che stranieri, hanno svolto egregiamente un'attività che deve contemperarsi, e non è affatto facile, con l'opposta e parimenti imprescindibile esigenza della segretezza degli atti d'indagine.
Non si può ignorare, però, che vi sono stati interventi anomali, lesivi, spesso gravemente, dei diritti individuali e, purtroppo, numerose violazioni del segreto investigativo che hanno arrecato non pochi danni alle indagini perché la violazione del precetto di cui all'art. 326 C.P. si porta dietro, come elemento indefettibile, un pregiudizio all'attività d'indagine e, spesso, un danno incalcolabile a chi è stato colpito da un dolore che nessuna statuizione giudiziaria potrà colmare e agli stessi indagati e imputati.
All'udienza preliminare, nel corso dell'escussione del teste Barrow ma anche di quella di Kokomani, è emerso un fenomeno scandaloso, quello del mercimonio avente ad oggetto atti processuali e in particolare audizioni di persone informate sui fatti: di fronte a offerte di denaro per rendere interviste o per partecipare a trasmissioni televisive, vi è chi si è correttamente rifiutato di prestarsi a profferte così vergognose e chi addirittura l'ha sollecitata. Ma dall'altra parte, vi è stato sempre il tentativo di spostare la "gestione" della vicenda su canali extraprocessuali, spesso al fine di demolire il lavoro degli inquirenti e l'accertamento della verità dei fatti.
Non possono tacersi, inoltre, gli attacchi strumentali e inqualificabili che sono stati rivolti agli inquirenti, specialmente agli organi di Polizia giudiziaria e sul servizio di Polizia scientifica della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, da chi ha approfittato del vincolo assoluto del riserbo che grava sugli inquirenti stessi e dell'opposta, libera possibilità per difensori e CC.TT. delle parti private e "difensori" di supporto delle stesse, di partecipare ad ogni genere di trasmissioni e rendere tutte le interviste e dichiarazioni che abbiano inteso rendere.
Si è tentato di arrivare ad una "cognizzazione", mi si perdoni il neologismo, del delitto di Perugia, per alludere non all'esito giudiziale del procedimento, ma al ''processo mediatico" del delitto del piccolo Samuele.
Spesso, qualche organo d'informazione o qualche "esperto" o "cultore", nazionale o non, che non conosceva una virgola degli atti del procedimento, ignorando disinvoltamente, presuntuosamente e superficialmente (miscela esplosiva !), com'è ormai costume, che le indagini le fanno i Pubblici Ministeri e la Polizia giudiziaria e che vanno rispettate le statuizioni ormai immodificabili dell’Autorittà giudiziaria, ha parlato, a proposito del delitto di Perugia, di un "caso irrisolto" (mi è capitato spesso di sentirlo così definire in televisione), come altri delitti (come ad esempio, quello di Garlasco), cercando di portare "acqua" al mulino di qualcuno degli imputati a discapito di altri.
Tralascio gli anomali interventi dei genitori e parenti dei due imputati, interventi che possono anche comprendersi ma che hanno espresso la più totale ignoranza delle norme processuali e sostanziali e dell'andamento stesso delle indagini.
Ma, certi ambienti e non, spesso d'oltreoceano, non si sono fermati a questo .... la presunzione è una malattia molto diffusa contro cui non esistono cure, purtroppo, quando ad essa si associa, immancabile, la superficialità.
No, sono andati oltre: hanno attaccato in maniera indecorosa, con assoluta carenza di argomenti e con impressionante superficialità il sistema giudiziario di questo Stato, l'unico, ricordo, avente giurisdizione su questa vicenda.
Ma non basta ancora: supportati da qualche noto giallista, totalmente sprovvisto di cultura giuridica specie degli ordinamenti stranieri e terrorizzato da inesistenti provvedimenti di espulsione o di arresto nei sui confronti (che esistono solo nella sua indubbiamente fervida fantasia di scrittore) e sostenitore
fideistico di teorie investigative ormai definitivamente sconfessate a livello giudiziario e calunniose per innocenti, hanno cercato di legare strumentalmente questo delitto di Perugia a vicende criminali efferate e crudeli, quanto inquietanti, inquinate e sordide, accadute non lontano da qui e le ramificazioni locali di tali vicende. Gli stessi si sono letteralmente inventati riferimenti a non ben definite "ipotesi cospirative" per spiegare il coinvolgimento giudiziario della Knox e del Sollecito, accanto al (secondo loro) unico e vero responsabile, il ragazzo di colore, come se per questi personaggi i delitti si dovessero commettere sempre e soltanto da singoli e non esistessero crimini commessi da consorzi criminali (cito, tra tutti, quelli di "Cosa Nostra"), se non in prospettive "di cospirazione", che non ho ancora capito con esattezza cosa significhi e a cosa alluda. 1 riferimenti a queste "teorie" li ho letti in uno strano blog aperto in coincidenza con il due novembre 07. Questo accade quando si pretende di accostarsi alla variegata realtà criminale del nostro tempo con l'ottica deformante degli schemi preconcetti su cui far rientrare per forza la realtà, aprioristicamente "cospirazionisti" o aprioristicamente"anticospirazionisti" poco importa.
Ovviamente, le menti di tale operazione stanno, però, in Italia, non negli Stati Uniti.
Hanno detto, per lo più da 9.000 cliilometri di distanza, meno frequentemente da 5.000, senza conoscere forse nemmeno una parola degli atti del procedimento nè la complessità del linguaggio giuridico italiano : abbiamo capito tutto. Da qui, abbiamo capito tutto: c'è un solo responsabile, il ragazzo di colore, gli altri non c'entrano. Ve lo diciamo noi.
Io sono rimasto scandalizzato e sconcertata da questo atteggiamento. È la prima volta che mi ci sono imbattuto e non credo che mi troverò ancora di fronte a tanta presunzione e superficialità.
Un minimo di esperienza, di prudenza, di accortezza dovrebbe impedire simili giudizi sommari, espressi da 5.000, ma più spesso addirittura da 9.000 chilometri di distanza.
E tutto questo senza spendere una sola parola sul fatto che le ordinanze custodiali siano state confermate in tutti i loro presupposti dal Tribunale del Riesame e dalla Prima Sezione penale della Suprema Corte !
Sorvolo su altri, ancora più gravi, incredibili e reiterati episodi d'interferenza. Mi limito a dire che sarebbero inconcepibili in Italia e non siamo certo un paese perfetto.
Noi italiani, come tutti i popoli di questo mondo, chi più chi meno, abbiamo i nostri difetti. E uno di
essi, secondo me, il maggiore e il più limitante, è l'esterofilia e l'autocommiserazione, gravissimo limite: l'idea che gli altri facciano sempre meglio e che i sistemi degli altri siano migliori e debbano per forza essere imitati. La realtà e l'esperienza di questa vicenda giudiziario - mediatica dovrebbe suggerire invece maggiore realismo e discernimento.
Credo, infatti, che pregi e difetti siano diffusi tra tutti i popoli di questo mondo e che ognuno debba dotarsi dei sistemi, specie giudiziari, conformi alla propria identità e alla propria storia, senza imitare per forza gli altri.
Nessuno, in Italia, si sarebbe permesso di denigrare ed attaccare con tanta impudenza e sfacciataggine gli inquirenti, ad esempio, statunitensi. Da noi c’è lo sport, ormai sempre più in voga, di attaccare comunque e dovunque i magistrati italiani, specie del Pubblico Ministero, ma a nessun giornalista, ad esempio, italiano, a nessun operatore giuridico italiano verrebbe in mente di diffamare e calunniare un Pubblico Ministero americano che stia indagando su un imputato italiano. A nessuno e giustamente. A questi, si, eccome ! E non solo il Pubblico Ministero ma anche il GIP, anche il Tribunale del Riesame e anche i giudici della Corte Suprema che hanno condiviso in pieno tutti i presupposti delle ordinanze di custodia cautelare !
E oggi, su queste ordinanze e sentenze, è calata la pietra tombale (per gli imputati) della definitività ed incontestabilità.
Si potranno condividere o meno, ma nessuno, in Italia e altrove può permettersi di affermare che contro i due imputati Knox e Sollecito (che sono quelli per cui si batte la grancassa mediatica) non vi siano elementi che giustifichino la custodia cautelare e che l'unico che meriti la prigione sia il “cattivo"di turno, il ragazzo di colore che non gode evidentemente di tanti sponsor a livello internazionale.
Si è cercata la rissa...la provocazione, sperando che da essa potesse giungere qualcosa di positivo per la Knox ed il Sollecito e perché si potesse scaricare tutto sul ragazzo di colore alla cui difesa va il merito di un'assoluta correttezza professionale.
Si è cercato di togliere di mezzo, attraverso la calunnia, da questi degni discepoli di Don Basilio, non solo gli uomini e le donne della Squadra Mobile che hanno svolto egregiamente il loro compito, si è cercato, addirittura, di togliere di mezzo in questa, ma soprattutto in altre vicende giudiziarie, il
Pubblico Ministero, ma nessuno si faccia illusioni: nessuno ha abbandonato e abbandonerà mai il suo posto. Sia molto chiaro a tutti, a Perugia e altrove.
Eppure, nonostante la difficoltà, quasi l'impossibilità di lavorare con serenità e tranquillità, nonostante tutti gli ostacoli e le turbative, nonostante le mine vaganti di questo e di altro procedimento che si è voluto legare al primo, sono stati necessari solo otto mesi per concludere le indagini, inviare gli avvisi ex art. 415 bis c.p.p. e richiedere il rinvio a giudizio dei tre imputati e le misure cautelari, come s'è detto, ma va ripetuto, sono state tutte puntualmente e rigorosamente confermate dal Tribunale del Riesame e dalla Suprema Corte, cosa che, troppo spesso, i detrattori, italiani e non, delle indagini, hanno disinvoltamente occultato e passato sotto silenzio.
E come non sottolineare la compostezza e il riserbo che in questi mesi, in questi difficili mesi, hanno invece caratterizzato i familiari della giovane ragazza uccisa (la conferma di uno stile di vita che caratterizzava lei e le sue più strette amiche e che emerso dagli atti): nessuno potrà ridare a loro quella giovane simpatica e amante della vita che noi abbiamo imparato a conoscere dalle foto e dai ricordi dei familiari e delle amiche, quella ragazza che in fondo era amata da pressoché tutti coloro che la conoscevano, che amava profondamente questa città e il panorama, splendido, che poteva ammirarsi da quell'appartamento nel quale era felice di trascorrere la sua esperienza italiana e perugina, in attesa di tornare a Londra per il compleanno della madre a cui Meredith, Mez per gli amici, era tanto affezionata. Da loro, dalla madre, dal padre, dai fratelli non abbiamo visto altro che un dolore incolmabile e l'attesa fiduciosa di giustizia. Non un gesto né una parola inutile, stonata e fuori posto....
È una premessa d'obbligo, a difesa dei miei collaboratori, dell'ufficio a cui appartengo e della vittima di questo efferato delitto.
Oggi, noi siamo davanti a Lei per la stessa vicenda ma in relazione a due istituti processuali diversi tra loro.
Da una parte, c'è il giudizio abbreviato richiesto dall’imputato Rudy Herman Guede, un giudizio che, a prescindere del l'esito degli esami testimonial i svolti, dovrà basarsi sugli atti dell’indagine e nel quale Lei Signor Giudice dell’udienza preliminare dovrà decidere nel merito.
Dall'altra, c'e l'udienza preliminare classica, per gli altri due imputati, che dovrà concludersi con una statuizione meramente processuale, non di merito, concernente la utilità e la necessità del giudizio o
l'inutilità di un giudizio, sulla base, rispettivamente, della presenza o meno di elementi che impongano l'approfondimento e la verifica dibattimentali dell'accusa.