ottobre 27, 2008
Meredith, ultime battute: Raffaele scarica Amanda
Difesa Sollecito: sul gancetto del reggiseno di Mez ci sono tracce di Dna non solo di Raffaele ma anche di Amanda e Rudy.
Al via le repliche delle parti Attesa per la sentenza di Guede
Al via la replica dei pm, le contro-repliche delle parti civili e delle difese dei tre imputati per l’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher, che di fatto precedono il verdetto del rito abbreviato per Rudy Guede e la decisione sul rinvio a giudizio di Amanda e Raffaele
Il gioco al massacro tra le difese dei tre imputati rafforza l’impianto accusatorio. E quindi l’accusa ribadirà: è stata Amanda a sgozzare Mez e Rudy – che ha tentato di violentarla – e Raffaele hanno bloccato la studentessa inglese.
GUIDO RUOTOLO, INVIATO A PERUGIA
In quello che è sempre stato un processo mediatico, fino alla fine si consumano colpi di scena a ripetizione. Anche a poche ore dalla decisione (domani pomeriggio) del gup Paolo Micheli sui destini di Amanda, Raffaele e Rudy.
L’ultimo effetto speciale è un colpo basso della difesa di Raffaele Sollecito contro Amanda Knox. Ed è stato sferrato con una perizia depositata l’altro giorno dal professor Francesco Vinci che si spinge laddove la Scientifica non era arrivata: sul gancetto del reggiseno di Mez ci sono tracce di Dna non solo di Raffaele ma anche di Amanda e Rudy.
Un colpo di scena ad effetto speciale. Davvero, perché non consente neppure al gup di approfondire la novità, non potendo nominare un perito o riconvocare, a questo punto, la dottoressa Patrizia Stefanoni della Scientifica che, nell’udienza del 4 ottobre, aveva risposto a tutti i dubbi e le perplessità delle difese sui Dna e le impronte identificate nella casa di Amanda e Mez.
Il professore Francesco Vinci, in 14 pagine, arriva a questa conclusione: «Attesa l’estrema complessità interpretativa della traccia in oggetto (il Dna di Raffaele sul gancetto del reggiseno; ndr) che risulta costituita da una mistura di diversi Dna, ove oltre a una componente maggiore (quella della vittima) esistono altre componenti minori maschili e femminili (a loro volta presenti in concentrazioni differenti), è quindi impossibile o quanto meno estremamente aleatoria una univoca interpretazione, pertanto è da ritenersi che questa traccia non sia assolutamente utilizzabile ai fini probatori». Va detto che nelle pagine precedenti della sua perizia, Vinci identifica in Rudy e Amanda le altre presenze di Dna.
Oggi, nella sua replica, l’avvocato Giulia Bongiorno sosterrà, per contestare ulteriormente la «verità» della Scientifica, e cioè l’individuazione del Dna di Raffaele sul gancetto, l’unica traccia di una sua presenza sulla scena del crimine – evidentemente consapevole che non è sufficiente, per convincere il gup, la parola d’ordine della «contaminazione ambientale non volontaria» – parlerà di «metodo assassinocentrico» adottato dalla Scientifica. Il cosiddetto metodo «Random man not excluded» riconoscerebbe come compatibili tutti i profili di Dna già individuati. Non solo: in molti Stati americani, secondo la difesa, questo metodo è stato abbandonato perché considerato inattendibile.
Insomma, la difesa di Sollecito si giocherà il tutto per tutto, per tentare di ribaltare l’esito della decisione. Ma quello del gancetto non è il solo colpo basso degli avvocati di Raffaele, che hanno marciato uniti con quelli di Amanda per scaricare tutte le responsabilità della morte di Mez su Rudy Guede. Nella sua arringa difensiva di venerdì, l’avvocato Giulia Bongiorno aveva escluso che le impronte del piede destro trovate nel corridoio della casa fossero quelle di Raffaele – e neppure di Rudy, visto che sue erano soltanto le impronte della scarpa sinistra -, lasciando così intendere che anche per la lunghezza dell’impronta diversa da quella di Raffaele e Rudy, si doveva guardare altrove, insomma ad Amanda.
E a questo punto, la stessa accusa (i pm Comodi e Mignini) non potrà che riconfermare puntualmente le sue tesi, nella replica che svolgerà questa mattina. Perché, oggettivamente, il gioco al massacro tra le difese dei tre imputati rafforza l’impianto accusatorio. E quindi l’accusa ribadirà: è stata Amanda a sgozzare Mez e Rudy – che ha tentato di violentarla – e Raffaele hanno bloccato la studentessa inglese.
Strano questo «rito» perugino. Tutti contro tutti. La difesa di Guede, per esempio, sostiene che Rudy ha sentito l’urlo di Mez ed entrando nella sua stanza si è trovato a respingere l’aggressione di un uomo, mai identificato, e alla fine delle sue dichiarazioni a pillole ha detto di aver sentito la voce di Amanda e visto la sua ombra sulla porta di casa. Eppure i suoi legali hanno accusato Raffaele e Amanda di aver ucciso Mez. Un altro tentativo disperato di difesa. Secondo alcuni legali, infatti, loro non potevano fare questa invasione di campo così pesante. Avendo scelto il rito abbreviato, dovevano limitarsi a difendere Rudy. Era una scommessa quella accettata dal gup Micheli: celebrare il processo contro Rudy e, contemporaneamente, svolgere l’udienza preliminare sulla richiesta di rinvio a giudizio di Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Il comportamento dei legali di Rudy, sostengono le altre difese, è stato scorretto, e, forse, ha superato il limite della deontologia professionale.
La Stampa 27 ottobre 2008